Persone

Trasporti e logistica, le voci dei protagonisti storici

8 ottobre 2020

Franco Raffaelli e Ludwig Hellrigl sono due collaboratori di Fercam in pensione. Uno magazziniere diventato manager, l'altro autista. Attraverso le loro parole ripercorriamo la storia dell'impresa leader in trasporti e logistica.

Si sono dati anche quest’anno appuntamento all’hotel Rose Wenzer di Fié, i collaboratori di Fercam in pensione, per rivedersi tutti insieme, parlare dei ricordi passati e ripercorrere l’evoluzione del settore “trasporti e logistica”. Hanno parlato dell’importanza della formazione degli autisti, della storia di Fercam, dell’orgoglio di farne parte, perché, come hanno ricordato gli anziani, “tutto quello che vediamo e tocchiamo è stato almeno una volta trasportato da Fercam”. Tra loro ci sono Franco Raffaelli e Ludwig Hellrigl. Il primo magazziniere diventato manager, l’altro autista. Attraverso i loro racconti di lavoro e di vita ripercorriamo la storia dell’impresa leader in trasporti e logistica.

Franco Raffaelli e la passione per il settore “trasporti e logistica” 

“Si lavorava tanto, spesso fino alla domenica a mezzogiorno per attendere l’arrivo dei corrieri. Ma trasporti e logistica erano il lavoro della mia vita. Sentivo di essere nato per quello”. Ad organizzare l’incontro è Franco Raffaelli, 78 anni, una vita trascorsa come manager della Fercam. Non nasconde l’emozione mentre ricorda le tappe della sua carriera. A partire dagli inizi. Quando di anni ne aveva 13. “Sono nato a Bolzano nel 1942 da genitori italiani. Quando ho cominciato in Fercam portavo ancora i pantaloncini corti. Era il 1955 e io, finita la scuola, passai quell’estate a lavorare in magazzino”.

La passione per trasporti e logistica nacque lì, nel capannone di Bolzano dove i corrieri dalle vallate venivano a prendere lo zucchero per distribuirlo nei paesi. Dopo quell’estate ce ne furono molte altre e di strada quel ragazzino negli anni ne fece tanta, fino a diventare dirigente dell’impresa altoatesina leader in logistica e trasporti.

Da magazziniere a manager

Franco Raffaelli in una foto storica

Dopo l’apprendistato, lavorò prima come magazziniere semplice, poi divenne responsabile. “Fin dai primi giorni di lavoro – racconta – osservavo i più esperti, facevo domande e cercavo di imparare e migliorarmi ogni giorno, in particolare dal mio maestro Bruno Perina. Su questo si è basata la mia formazione”. In seguito, passò all’ufficio personale, dove si occupava delle paghe degli autisti. “Mi stava a cuore la loro formazione e la valutazione del loro lavoro. Impostai delle tabelle con premi. Chi faceva meno incidenti, chi riceveva meno reclami, veniva premiato”.

Raffaelli fu poi promosso e prese in mano la gestione del trasporto nazionale e internazionale, compresa l’organizzazione dei trasporti intermodali ferrovia-camion. “Fummo tra i primi ad organizzarli, ci credevo molto anche perché mi piaceva l’idea di togliere traffico dalle strade e inquinare meno”, racconta ricordando con soddisfazione gli anni di lavoro al fianco di Eduard Baumgartner, autotrasportatore altoatesino che rilevò Fercam nel 1963, trasformandola in una multinazionale. “Sono stati gli anni più belli della mia vita. Lo stimavo tantissimo. Sapeva farsi volere bene da tutti. Era sempre pronto ad aiutare. Quando un autista non riceveva il mutuo per la casa, lui gli faceva un fido sullo stipendio. Professionalmente, l’ho sempre considerato un genio. Era una persona estremamente lungimirante.”

Lo sviluppo di Fercam

Fercam agli inizi non lavorava molto con le imprese di fuori provincia operanti nella zona industriale di Bolzano, come le Acciaierie, la Magnesio, la Montecatini e la Lama. “I dirigenti erano reticenti ad affidare il lavoro a una ditta di un sudtirolese di lingua tedesca. Le forti tensioni etiniche che attraversavano l’Alto Adige si riperquotevano anche nel nostro settore”. Quando Baumgartner rilevò la Fercam, la società era costituita da cinque automezzi propri e sei -sette autotrasportatori che operavano in modalità “padroncino”, ovvero sia in modo diretto che per conto terzi e che viaggiavano in questo caso su incarico di Fercam. Quando Fercam cambiò titolare i lavori venivano affidati direttamente agli autotrasportatori esterni di cui Fercam si avvaleva e l’impresa di Baumgartner rimase quasi senza lavoro, fatta eccezione per qualche carico di ferro particolarmente difficile e laborioso perché la destinazione di scarico erano piccolissime località montane con accessi molto stretti per cui era necessario trasferire il carico dagli automezzi grandi su rimorchi più piccoli. Un lavoro molto pesante, ma a cui l’impresa non poteva rinunciare.

Per superare la reticenza delle grosse imprese Baumgartner decise di affidare a Raffaelli, collaboratore di madrelingua italiana, i contatti con queste aziende strategiche. “Mi presentai in tutte le imprese della zona industriale e piano piano cominciai a chiudere contratti. Uno dopo l’altro riuscii a raccogliere gran parte delle richieste di trasporti che arrivavano da queste aziende”.

Fercam iniziò così a trasportare merci regolarmente in tutto il nord Italia. I viaggi erano complicati e lunghi per l’assenza di autostrade. Per il tragitto Bolzano – Genova ci volevano nove ore. Gli autisti Fercam lo facevano due volte a settimana, per portare il materiale da saldatura prodotto dalla Magnesio di Bolzano al cantiere dell’Ansaldo, dove all’epoca stavano costruendo i due transatlantici Michelangelo e Raffaello. Anche Torino era una meta regolare. In Alto Adige venivano infatti prodotte delle particolari tavole di compensato necessarie per i rivestimenti interni delle utilitarie e delle Jeep Fiat.

Raffaelli in riunione con i colleghi

Internazionalizzazione d’impresa

Fino al 1958 Fercam era un competitor a livello regionale, dal 1958 al 1989 Baumgartner internazionalizzò l’impresa, che divenne uno dei maggiori competitor a livello europeo in trasporti e logistica. “Eduard si accorse che se non avesse diversificato l’offerta con attività come fiere, traslochi e trasporto aereo, non avrebbe avuto la possibilità di crescere ancora. Così acquistò Gondrand che aveva tutte queste attività complementari al trasporto completo. Io ne divenni l’amministratore delegato e mi trasferii a Milano. Avevo 44 anni”.

A Milano Raffaelli trovò un ambiente nuovo e stimolante. “I ritmi erano più frenetici, io ero sempre stato abituato alla tranquilla Bolzano. Ma la professionalità e la competenza venivano riconosciute. L’esperienza mi piacque molto”.

Collaboratori appassionati da sempre chiave di successo

Quando Raffaelli la lasciò, nel 1989, Gondrand aveva superato il fatturato di Fercam. “Ho dedicato tanto tempo ed energie della mia vita al lavoro. Ho lavorato molto fuori casa. Tornavo a casa dalla mia famiglia a Bolzano il sabato sera e ripartivo alle 4 di mattina il lunedì. I miei figli li ho visti crescere poco. Mi sono sentito molto gratificato e soddisfatto nel lavoro, meno riguardo al tempo a disposizione per stare vicino alla mia famiglia. A mia moglie va tutta la mia stima, perché ha fatto tutto da sola. A lei sento di dedicare la mia carriera. Il mio lavoro che mi piaceva tanto. Per avere successo – ne è convinto Raffaelli – bisogna amare ciò che si fa e anche l’azienda in cui si lavora. A me ciò che facevo appassionava”.

Raffaelli in una foto recente

Una passione, che, secondo Franco Raffaelli, dovrebbero avere tutti i dipendenti per fare carriera e dare un contributo positivo in azienda. “Solo grazie a quella l’azienda cresce. Solo con la motivazione e l’entusiasmo di ogni collaboratore si superano i momenti più critici”.

Tra gli incarichi più difficili portati a temine ricorda un maxi-contratto con IBM. “Fui chiamato dal manager italiano della multinazionale che senza troppi giri di parole mi disse: ‘Sappia che se lei non porta a termine il lavoro, la mia sedia salta’. La sfida era gestire e organizzare tutti i trasporti per Ibm, con la gran parte del lavoro concentrata negli ultimi due mesi dell’anno. Se entro il 31 dicembre non fossimo riusciti a spedire l’ultima parte dei software, il contratto sarebbe saltato. Non contava quanto fatto nel resto dell’anno. Lavorammo anche a Natale. Riuscii a motivare i collaboratori del magazzino che accettarono di rinunciare alle feste per portare a termine l’incarico. Arrivai a Bolzano il 31 sera, dopo aver brindato con i collaboratori dopo l’ultima spedizione. Ce l’avevamo fatta. E, ovviamente, la sedia di quel direttore non saltò”.

Ludwig Hellrigl, una vita alla guida degli automezzi Fercam

Parallela a quella di Franco Raffaelli è la storia di Ludwig Hellrigl, 85 anni, autista prima e responsabile del parco macchine poi. Fu il primo collaboratore di Eduard Baumgartner. Lesse l’inserzione di un trasportatore di Fiè che cercava un giovane patentato. Era il 1955. Si presentò e venne assunto subito. Lavorò con lui fino al 1990.

“Avevo poco più di 18 anni – racconta Ludwig –e mia moglie Adele, che allora non lo era ancora, era diciasettenne e incinta”. Tutto ciò, spiega Ludwig, accadeva in un piccolo paese vicino a Merano, nei primi anni 50. “Quando la conobbi i suoi genitori ostacolarono in tutti i modi il nostro fidanzamento, obbligando Adele a prendere servizio in un albergo a Solda per tenerla lontana da me, ma io non mi scoraggiai e mi presentai come portiere di notte in quello stesso albergo. Ebbi fortuna e fui assunto. Adele rimase incinta. Sebbene fossi molto giovane, mi resi subito conto che dovevo essere responsabile. Decisi di allontanarmi per trovare un lavoro che mi avrebbe permesso di mantenere Adele e nostra figlia. Così iniziai a lavorare con Eduard. Alloggiavo in una stanza che mi aveva messo a disposizione”.

Ludwig Hellrigl assieme a un collega in una foto dell’epoca

L’inizio dell’avventura in trasporti e logistica

Fin dal primo giorno il lavoro fu tosto. Il giovane Ludwig si recò di prima mattina nel deposito del quartiere Dodiciville a Bolzano. Venne mandato a Tires, paesino di montagna ai piedi del Catinaccio. “Caricammo del legname. Da lì feci 100 km fino a Cles in Val di Non, per prelevare dei mattoni. Alle 21 arrivai a Bolzano e poi tornai a Fiè per consegnarli a un impresario edile”.

“Dopo alcuni mesi tornai a Tirolo per sposare Adele. Pensai di dovermi licenziare, ma Baumgartner mi fece trovare un appartamento a Fié e così ci stabilimmo lì e non smisi più di guidare i suoi camion”.

Oltre a trasportare materiale, si trasportavano persone. “Soprattutto nei giorni di festa. Si montavano delle panche di legno sulla superfice di carico”, ricorda Ludwig che d’estate accompagnava i contadini di Fié che andavano a trovare il bestiame in Val di Fassa per l’alpeggio.

Un gruppo di autisti Fercam in una foto storica

Crescita personale

Hellrigl concluse la carriera occupandosi dell’assunzione degli autisti. “Per 25 anni Fercam mi pagò le spese del telefono di casa affinché potessi rimanere in contatto con gli autisti anche di notte in caso avessero avuto necessità”.

“A distanza di vent’anni capitava che mia moglie di notte si svegliasse di soprassalto e mi chiedesse se non avessi per caso sentito suonare il telefono. Le rispondevo che si sbagliava. Lei si girava dall’altra parte dicendo ‘sarà stato il solito autista che si è perso da qualche parte’”.

Da quando lo stato di salute di Adele è progressivamente peggiorato, la famiglia ha deciso di trasferirla in una struttura per anziani, dove Ludwig vi si è recato quotidianamente fino alla scomparsa della moglie per assisterla e accompagnarla nelle sue passeggiate. “Ho cercato in tutti questi anni di recuperare quello che quando lavoravo non sono riuscito a darle per mancanza di tempo, preso da un lavoro pesante, che però ci ha fatto stare bene e non ha mai smesso di appassionarmi perché sempre vario”.