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Formazione over 50, puntarci è importante

27 febbraio 2020

L'aggiornamento delle competenze è fondamentale durante tutta la carriera. Ne abbiamo parlato con Enrico Valentinelli, presidente di Fondimpresa Alto Adige.

La formazione over 50 è più importante di quello che si potrebbe pensare. La popolazione italiana sta invecchiando. Gli over 65 in Italia rappresentano il 22% delle persone, contro una media europea del 19% circa. Con l’aumentare del numero di anziani sul totale della popolazione, l’Italia dovrà affrontare molto presto il problema di come supportare chi è in pensione. Una delle soluzioni per far quadrare i conti sarà aumentare il numero di persone lavorativamente attive, sia favorendo l’entrata nel lavoro dei giovani che hanno concluso i loro percorsi di studio, sia riducendo i pensionamenti anticipati e garantendo la possibilità a chi lo desidera di lavorare più a lungo.

Per aumentare la produttività le aziende hanno capito che è importante puntare sul proprio capitale umano e quindi sulla formazione. Nel 2018 ben 134 aziende hanno collaborato con Fondimpresa Alto Adige, il fondo paritetico interprofessionale costituito da Assoimprenditori Alto Adige assieme alle organizzazioni sindacali CGIL/AGB, SGBCISL, UIL-SGK e ASGB, per organizzare corsi di formazione. Sono stati ben 6.500 i dipendenti delle imprese altoatesine che nel corso dello stesso anno hanno partecipato a corsi di formazione e riqualificazione finanziati da questo strumento di promozione della formazione aziendale per un totale di oltre 22.000 ore di formazione e un investimento di quasi quattro milioni di euro.

Ancora molto può essere fatto, in particolare per quanto riguarda gli over 50. Per far sì che possano lavorare bene in un mercato caratterizzato da costanti cambiamenti tecnologici, la formazione continua e l’aggiornamento delle conoscenze saranno sempre più determinati.  Ne abbiamo parlato con Enrico Valentinelli, presidente di Fondimpresa Alto Adige, già presidente di Assoimprenditori Alto Adige e per anni manager di punta della Iveco di Bolzano.

Enrico Valentinelli

Perché è importante puntare sulla formazione degli over 50?

La formazione è importante lungo tutta la carriera dell’individuo. Spesso le aziende investono soprattutto nella formazione dei collaboratori appartenenti alle fasce centrali d’età e anche in questo caso non viene fatto abbastanza. Nell’ultimo anno in Italia solo l’8% dei dipendenti delle aziende ha partecipato a corsi di formazione, rispetto al 10% europeo. In Danimarca è stato il 30%. In Italia si può fare ancora molto in termini di formazione, in particolare per i giovani e gli anziani.

Riguardo ai più giovani si pensa che non ci sia bisogno di formazione perché sono freschi di studi. E anche questo è sbagliato: a questa età possono apprendere facilmente ulteriori competenze e sono disposti a formarsi. Bisognerebbe inoltre incentivare la formazione degli over 50 e perché no degli over 60. I collaboratori più maturi si dividono tra quelli che hanno poche energie, ai quali deve essere consentito di andare in pensione, e quelli che invece stanno bene e hanno ancora molta voglia di dare e di fare. Bisogna puntare su questi ultimi.

 

Perché in Italia si spende poco in formazione over 50? È soltanto una questione di risorse?

Non solo. Le risorse in Italia sicuramente sono inferiori a quelle degli altri stati europei, ma c’è dell’altro. La struttura delle aziende è piccola e questo non consente in genere molta formazione. In aziende con pochi dipendenti ognuno è unico, non ci sono figure alternative. Se un dipendente si assenta per frequentare un corso di aggiornamento, non c’è nessuno che può sostituirlo. La produzione ne risentirebbe e questo, in particolare una piccola azienda, non se lo può permettere. Ma è un gatto che si morde la coda: non facendo fare formazione ai propri dipendenti l’azienda prima o dopo ne risente comunque perché rimane indietro sugli aggiornamenti necessari.

 

I collaboratori più anziani sono meno produttivi dei giovani?

Non è detto. Avere collaboratori anziani non significa necessariamente una produttività minore perché ad una maggiore età corrisponde anche una maggior esperienza. Un giovane ha indubbiamente più energia rispetto a un anziano, ma l’esperienza maturata lungo anni di carriera permette, anche con minor energia, di raggiungere gli stessi livelli di produttività. Se messo nelle condizioni di poter lavorare bene, chi invecchia in buona salute può essere produttivo come o più dei giovani. In questo senso sono importanti i corsi di formazione continua perché le tecnologie sono in costante sviluppo. L’azienda, da parte sua, può impegnarsi ad adattare i propri strumenti e macchinari in favore dell’anziano.

 

In quali momenti i collaboratori più anziani possono rivelarsi particolarmente strategici?

Quando si tratta di fare delle riorganizzazioni aziendali o dei trasferimenti tecnologici e si decide di modificare, per esempio, ciò che viene prodotto. In questo caso il collaboratore con più esperienza, che magari ha passato tanti anni nell’azienda e la conosce a fondo, è una grandissima risorsa. In queste fasi delicate della vita aziendale può essere una buona strategia coinvolgere i dirigenti appena andati in pensione.  Nominare una persona interna all’azienda per prendere decisioni così importanti può infatti essere vissuto male dagli altri dirigenti. Può nascere competizione. Se invece l’incarico è affidato a qualcuno che ormai è in pensione e non ha più mire di carriera, ma allo stesso tempo ha un bagaglio di conoscenze relativo alla realtà dove opera più ampio rispetto a un esterno, il processo funziona meglio.

 

Quale contributo possono dare gli anziani per la formazione delle nuove leve e cosa possono insegnare i giovani ai collaboratori più maturi? 

Molto. Lo scambio è reciproco. L’anziano può trasmettere la sua esperienza, i trucchi del mestiere imparati negli anni. Il giovane entra nel mondo del lavoro con una migliore formazione di quella che ha ricevuto l’anziano. Può quindi trasmettere le sue competenze, in particolare in fatto di nuove tecnologie. A riguardo i giovani hanno senza dubbio una migliore predisposizione. Affinché questo scambio funzioni, oltre alla predisposizione da parte di entrambi i gruppi, è necessario che ci sia una volontà aziendale specifica che incentivi la formazione e l’affiancamento. Altrimenti può succedere che i giovani non accettino i consigli dei più anziani e che questi lascino il posto di lavoro portando con loro un bagaglio utile di conoscenze.